I 6 droni che operano dove l’uomo non può arrivare

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Sono sei i velivoli autonomi capaci di intervenire ed operare superando i limiti umani. Tra questi i guardiani delle specie minacciate dai bracconieri ed i trasportatori di organi da trapianto e medicinali.

Custodi di animali. In Zimbabwe, una flotta di droni professionali sta supportando i ranger dello Hwange National Park il cui obiettivo è proteggere gli elefanti dalle incursioni dei bracconieri. I velivoli, dall’alto, sono in grado di controllare aree che l’uomo, da solo, non sarebbe in grado di coprire. Inoltre, lavorando anche di notte, e registrando le immagini sottostanti, riescono a scovare i trafficanti d’avorio, mentre questi credono di agire senza essere visti.

Cloud Seeding. Si tratta di una tecnica, già praticata da diversi anni impiegando piccoli aerei, in grado di provocare lievi precipitazioni localizzate seminando tra le nubi alcune particelle di ioduro d’argento le quali agiscono come nuclei di condensazione. Considerato che il “cloud seeding” abbia validità scientifica (il tema è ancora ampiamente dibattuto) il compito può essere affidato anche ai droni. I ricercatori del Desert Research Institute, in Nevada, sono impegnati a lavorare a questo progetto col fine di compiere ricerche climatiche su scala locale. Attualmente i droni impiegati non sono in grado di modificare il clima poiché volano a quote troppo basse; in futuro però si potrebbe ricorrere al loro utilizzo per far fronte al problema della siccità in alcune zone del pianeta particolarmente aride.

Pronto soccorso. È difficile stabilire se questo drone creato da Hirobo, un’azienda giapponese che si occupa di modellismo, riuscirà mai a salvare delle vite; tuttavia l’HX-1, presentato nel 2013, è in grado volare anche nelle condizioni meteo più difficili, consegnando nel minor tempo possibile, rispetto ad un semplice trasporto umano, potenziali farmaci o organi salvavita. Le potenzialità per la cura e l’assistenza di coloro che abitano le aree più remote del pianeta, sono tantissime.

Portatori di rete. I velivoli a energia solare, tra cui il drone Aquila, sperimentato da Facebook nei cieli dell’Arizona, sono sottoposti a studio al fine di poter connettere a Internet le 1,6 miliardi di persone che vivono ancora in aree prive di una connessione dati. Escludendo i reali interessi di mercato, velivoli come questi potrebbero essere in grado ampliare considerevolmente le potenzialità dei sistemi di comunicazione wireless.

Droni costruttori. Uno dei più difficili esperimenti di programmazione di droni mai tentato, è stato effettuato da alcuni ricercatori svizzeri i quali si sono avvalsi dell’aiuto delle macchine volanti per costruire, senza alcun intervento umano, una passerella di corda abbastanza resistente da reggere una camminata normale. Le applicazioni nella realtà tuttavia sono ancora molto lontane: i droni sono stati aiutati da telecamere per il riconoscimento del movimento, difficili da installare in natura.

Aeroporto per droni. Lo studio internazionale di architettura Foster + Partners ha ideato, per il Ruanda, un hub col compito di smistare il traffico di droni, che potrebbero trasportare apparecchiature elettroniche di emergenza, medicinali e parti di ricambio. Il primo prototipo di questo porto per droni potrebbe aprire le porte già nel 2020.

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